29 novembre 2003

E insomma, stamattina siamo stati a vedere la casa di Babbo Natale.
Come era prevedibile se ne e' altamente fregato di: Babbo Natale in carne ed ossa (un bel travestimento finalmente), casa di Babbo Natale (troppo buia), casa dei nanetti (si sa mai che ci sia nano Berlicche..), casa delle renne (ma sono finte!).
Invece si e' lanciato su un coccodrillo di peluche (quello di capitan uncino, ovvio), una tigre piu' grande di lui (ha messo la testa dentro la bocca, come fa il domatole), una serie di ricostruzioni semoventi di mulini ad acqua e un presepe (che ha cercato di distruggere in piu' riprese).
Potevamo risparmiarci il biglietto d'ingresso, che quello che l'ha entusiasmato davvero era fuori la Leopolda. Innanzitutto la neve (finta), nonostante non si potessero fare le palle e un trenino su cui e' salito senza esitazione convinto che sarebbe partito.
E poi - la chicca finale per lui appassionato di treni - poter camminare finalmente sui binari della Leopolda, senza il pericolo che passasse un treno.
Una vera trasgressione.
Si e' addormentato in macchina.
Perche'? Perche'? Perche'?
Anche sto sabato in piedi alle sette.

28 novembre 2003

Bella giornata oggi, nonostante freddo e pioggia.
Umore in evoluzione. Marmocchio piu' affettuoso che bizzoso, al momento.
Credo che aboliro' l'albero di natale.
Attacchero' palle e stelle agli scatoloni, domani.
Tranne due. Quelli sono la nave di capitan uncino e non posso toccarli.

26 novembre 2003

Mio figlio ha un sesto senso

Se sono, che so, in lavanderia a fare una lavatrice o sto spazzando oppure sto facendo qualsiasi altra amenita' del genere, decide che puo' baloccarsi da solo.
Appena mi siedo al pc: "MAMMAAAAAAAAAA!".
Eppure ho controllato: la poltrona non cigola.
Guarda come piove ancora
sopra i tetti
e sul prato dietro di noi
Ed impronte
nel sentiero che non porta qui
ricordi lasciati lì

Presagi
nei fondi del tè
Questa pioggia sotto gli occhi
come un pianto
che non sa venir giu

Guarda come piove
nelle pozze
e su chi adesso non c’è
Solchi fondi
nei pensieri che non servon più
come pioggia dentro il tè
Ricordi
negli occhi chiusi

Questa pioggia sulle mani
come un pianto
che non piangi già più

Corri corri più lontano
corri forte
che non c’è più tempo lo sai
Corri corri
corri forte , corri sempre di più
sognando di vivere
Sorrido
guardando nel tè

Questa pioggia che confonde
il futuro
è arrivato già qui

Jacopo De Silva - La Pioggia nel Tè

25 novembre 2003

Stamattina leggero mal d'orecchi.
Raffreddore.
Stasera passato mal d'orecchi, continua raffreddore, trentasette e quattro.
Il bimbo e' a casa da scuola.
Anche domani per precauzione.
Impossibile fare qualsiasi cosa.
ODIO il babbo che lunedi' mattina ho sentito dire alla maestra:"Ancora non e' guarito del tutto, e' molto raffreddato, ma se lo tenevo a casa anche oggi finisce che a scuola non ci viene mai".

24 novembre 2003

Ma che lunedi' di merda...

Volevo ben dire...

Ecco, ora sono pienamente soddisfatta.
Sono arrivate anche le minacce.

Una chicca

Grazie alla segnalazione di dEnti non posso fare a meno di condividere con voi questo sondaggio tutt'ora on-line sul sito di F o r z a I t a l i a.


Senza parole.
Dal flame in cui mi sono volutamente coinvolta su una mailing list, finalmente ho cominciato a ricevere insulti anche in privato.
La diretta dall'auditorium potete scaricarla qui.

22 novembre 2003

Comunicazione di servizio

Per chi non lo sapesse, la kermesse contro la censura di Raiot andra' in onda domani sera su Emili.tv (Sky canale 855).

Aveva ragione!

Beh, non potete immaginare la faccia che ho fatto quando al bar l'altra mattina ho trovato la pubblicita' di Florence Noel: alla Stazione Leopolda c'e' la CASA DI BABBO NATALE!

Come diavolo si fa ad essere genitori di un bimbo che ti scavalca sempre a sinistra?
Ce lo porto? Non ce lo porto?
Mi dira' senz'altro per prima cosa: "Telavevodettoio! Visto?"
E poi: riusciro' a portarlo via? E se ci vuol tornare tutti i giorni?
No, perche' ho capito il motivo per cui le ultime sere non voleva andare a dormire: stava aspettando l'ELICOTTERO di babbo natale!

21 novembre 2003

Seddiovuole...

Fino a martedi' non se ne parla PIU'!
Di lavoro, dico.
Ogni volta che penso al lunedi' libero mi sento una miracolata.

Non c'e' niente di meglio di un bel flame con un seguace del nano pelato per corroborarmi e prepararmi alla giornata.
Meglio del caffe'!

20 novembre 2003

19 novembre 2003

Da una decina di giorni osservo le facce della gente per strada.
Cerco un sorriso, un'espressione distesa, ma trovo soltanto musi ingrugniti o sofferenti.
C'e' poca allegria, molta pesantezza.
Non e' rimasto piu' nessuno spensierato?

Provo con l'effetto specchio e cerco di distendere i tratti del mio volto, di atteggiare un sorriso.
E' difficile anche incrociare gli sguardi. Tutti chiusi nei propri pensieri.
Tutti in cattiva compagnia.

18 novembre 2003

La telefonata a Babbo Natale (l'avventura continua)

[Flash back: la mamma chiede al bambino cosa scrivere nella letterina.
Bimbo detta:"Caro Babbo Natale, sono Capitan Uncino".]

BN:Ciao Capitan Uncino!
CU:Ciao! Io ti ho chitto anche la lettelina!
BN:Si' lo so, ho visto mentre la scrivevi. Vuoi che ti saluti Nano Berlicche?

[Nota: Nano Berlicche nasce dalla fantasia della nonna. E' il nano aiutante di Babbo Natale che tutte le sere passa a controllare che nelle case dei bimbi i balocchi siano in ordine. Se trova dei balocchi fuori posto pensa che al bimbo non servano piu' e li porta ad altri bambini senza giochi. E' uno stronzetto perche' fa anche la spia a Babbo Natale. Questa versione e' stata addolcita da mamma e babbo spiegando al marmocchio che Babbo Natale e' GIUSTO e se Nano Berlicche gli dice una bugia oppure il bimbo aveva un motivo per non riordinare, Babbo Natale avrebbe sculacciato Nano Berlicche. Io me lo immagino come Berlusconi col cappuccio verde e sta cosa delle sculacciate mi appassiona. Appassiona anche il piccolo. Torniamo a noi.]

CU col vocino:"Si'!"
BN:"Nano Berlicche, ti saluta Capitan Uncino, a proposito... dimmi dimmi... e' un bravo bambino che riordina i suoi balocchi?
NB con voce stridula:"Si'!Si'!"
BN:"BRAAAVO Capitan Uncino, Nano Berlicche mi dice che sei proprio bravo e riordini tutti i balocchi la sera, vero?"
CU con voce tremante:"Si' e' velo!" Poi si guarda intorno preoccupato e nota almeno dieci macchinine sparse per il salone ed un numero imprecisato di pezzi di lego sparpagliati qui e la'. Cosi' ammolla la cornetta al babbo e corre veloce a sistemare tutti i giocattoli, affannandosi di corsa, uno ne raccoglieva e due li cadevano, sempre con un occhio al telefono.
BN:"Capitan Uncino ci sei ancora?"
[Babbo e mamma col cuore spezzato dalla tenerezza]
CU col fiatone:"Si'!"
BN:"Allora, mandami la letterina coi balocchi che preferisci e io cerchero' di portarteli il giorno di Natale. Non prima pero'! Ora vado che - sai - sono molto indaffarato con i pacchetti. Lo mandi un bacino a Babbo Natale?"
CU:"PCIUK!"
BN:"Oh!Oh!Oh! Sei un bravissimo bambino. Ciao!"
CU:"Ciao!"

La mamma dopo due minuti scende le scale e con aria svagata chiede:"Chi era al telefono?"
"Babbo Natale mamma! Dove sono mie scappe?"
"Che ci fai con le scarpe Gioele?"
"Vado a tlovare Babbo Natale!"

Il resto e' storia nota.

to be continued...

E cosi', approfittando di un momento di distrazione del piccolo despota, sono salita in camera da letto e Giovanni mi ha chiamato inscenando la telefonata con Babbo Natale.
Ho sfoderato le mie migliori doti di attrice, attingendo dal profondo del diaframma il vocione, amplificato dal viva-voce.
Non l'avessi mai fatto.

Tenerissimo durante la telefonata, cocciutissimo - dopo - nel voler andare assolutamente a trovare Babbo Natale.
Non c'e' stato verso. Non l'ha convinto sapere che i bimbi che vedono Babbo Natale non ricevono i balocchi, che la Lapponia e' lontanissima, che era molto indaffarato, che stava rigovernando le renne che avevano dormito quasi per un anno. Quando si ficca una cosa in testa vorrei vedere qualcuno di voi in grado di fargli cambiare idea.

Verso le nove e un quarto, due adulti e un bambino vagavano in auto per una Firenze stranamente nebbiosa, cercando la casa di Babbo Natale.
Gioele, molto sicuro di se', ci ha dato le indicazioni per la strada portandoci fino alla piazza vicina alla casa della nonna, cantilenando in continuazione:"Dov'e' BabboNatale?"

Dopo venti minuti di ovvie, infruttuose ricerche, sono sbottata in un:"Non c'e'! Ha avuto un incidente con la slitta e le renne l'hanno pestato, ora e' in ospedale!" sottovoce e fra i denti ma non abbastanza perche' il piccolo non sentisse e chiedesse speranzoso:"In quale ospedale l'hanno portato?".

Per fortuna (?) prima che mi arrendessi alla voglia di raccontargli che Babbo Natale non esiste, ha pensato bene di cadere addormentato e cosi', col cappuccio sulle ventitre' e russando come un carrettiere lo abbiamo finalmente riportato a casa.

17 novembre 2003

Siamo nel duemilatre'

In mezzo alla posta e' arrivato un catalogo di giocattoli.
Stasera semisdraiati sul tappeto abbiamo segnato quelli che avremmo chiesto a Babbo Natale.
Poi, lui eccitatissimo, abbiamo scritto la letterina.
Siccome i regali erano tanti e la faccenda andava un po' per le lunghe, ad un certo punto mi fa:
"Ehi! Mamma! Perche' non lo telefoniamo?"

Che c'e' da guardare?
Mica avevo scritto "per sempre", no? :-)

16 novembre 2003

Chiuso.

Sguardo circolare intorno a me

La casa e' un casino, cucina a parte.
Emmenefrego!

Coazione a ripetere

Sono nata a Milano.
Non ricordo che mia madre mi abbia mai raccontato favole, in compenso ricordo benissimo (anche se ho abitato li' in via delle Azalee soltanto fino ai tre anni), che mio padre la sera mi leggeva Pinocchio.

Giovanni oggi, con lo sguardo illuminato, mi ha detto che ha finalmente capito cosa c'e' di buffo nel mio modo di raccontare le storie a Gioele: prendo l'intonazione milanese.

Poi uno dice che devi dimenticare il passato...
Babbo:"Gioele, sai che se sarai molto molto bravo, per il tuo compleanno avrai un regalo da grande?"
Bimbo si volta attentissimo:"Si?"
Babbo:"Si'. Avrai in regalo la tua cameretta con il lettino tutto per te!"
Bimbo si sganascia dalle risate e risponde:"Che sciocco che sei babbo!"

15 novembre 2003

Corsi e ricorsi storici

Casa nuovamente invasa da scatoloni und computer.
Ennesimo trasloco, causa chiusura ultimo negozio.
Requiescat in pace.
Due giorni e mezzo che corriamo come trottole.
Orari indecenti, cene e pranzi saltati, nonna impegnata a pieno ritmo.
Bimbo praticamente e giustamente isterico.

Non penso che sarei mai andata in paradiso.
Di certo le minime possibilita' che avevo me le sono giocate tutte con la trafila di bestemmie (silenziose e non) delle ultime 60 ore.
Amen.

13 novembre 2003

Sul divano a farci le coccole nel pomeriggio, tra un cambio di canale e l'altro, una giornalista parlava di guerra.
"Mamma hai sentito cos'ha detto quella signolina? Guella. Mi racconti la storia della guella?"
"La storia della guerra? E' una storia molto triste, Gioele".
"Ma no mamma quella della guella e del ciplesso!"
"QUERCIA, Gioele QUERCIA, non guerra. E' diverso, molto diverso".

E poi questa sera a musica Matteo voleva giocare alle bombe.
E Margherita voleva quelle piccole piccole che fanno un rumore che stride.
Gioele con un cracker in mano e tante briciole sparse dappertutto li ascoltava a bocca aperta, senza capire.
Poco conta che Arnolfo non ci sia stato a giocare alle bombe, ne' grandi ne' piccole e che la musica abbia riempito subito un vuoto di parole.

So che saro' in grado di spiegare al piccolo che le bombe non sono un gioco divertente, anche se sugli scaffali dei negozi di balocchi continuiamo a trovarci i soldatini.

11 novembre 2003

Il pulsante di zoom della mia macchina digitale non funziona piu'.
Ho provato a smontarla, perche' sembra che in una delle due posizioni non faccia piu' contatto, ma l'unica cosa che sono riuscita a togliere e' stata la mascherina esterna. Il resto e' un blocco unico e non voglio fare ulteriori danni.
Non capisco come possa essere successo. E' vero che me la porto sempre dietro, in borsa, ma e' protetta da una custodia. Sembrerebbe caduta (e qui - non so perche' - mi vien da pensare all'angioletto azzurro).
Fulmineo, mentre scrivo queste due righe, il ricordo.
E' caduta. Dalla scrivania, qualche giorno fa. Quello che il mio neurone non mi ritorna e' l'autore del misfatto.
Si sovrappongono le immagini di Gioele sdraiato sotto la scrivania che gioca a tirare tutti i fili che penzolano, e di Fred che inciampa travolgendo tutto quello che trova sul pavimento, passandomi accanto di corsa perche' hanno suonato alla porta.

Non mi importa scoprire il colpevole, sto divagando.
E' che mi sento come se mi avessero tagliato via un pezzo, come se mi fossi rotta un braccio.
Mi sento persa, vuota, con un'occasione in meno a disposizione.
E la guardo sconsolata, senza nemmeno poterla fotografare, cosi' smontata e nuda com'e'.
Mal di testa.

10 novembre 2003

Ieri sera, verso le nove e mezza, Gioele decide che vuole andare a fare una passeggiata col babbo.
Scopriremo poi che ha in mente un piano ben preciso, ma questa e' un'altra storia.

Prima di uscire mi chiede il suo telefono.
"Quale vuoi, Gioele?"
"Quello finto, mamma".

Alle volte mi chiedo se...
Forse e' meglio non chiederselo :-)

09 novembre 2003

In certe situazioni dovrei vivere con uno scarto temprale di un paio d'ore.
Oggi, su un blog, ho letto una cosa che mi ha fatto uscire dai gangheri.
Stasera, ripensandoci, ho la freddezza di pensare che se una persona ragiona in un certo modo ha tutto il diritto di farlo e io il dovere di rispettare le sue decisioni.
Mi rompe un po' pensare che questo coinvolge anche la vita di un bimbo piccolissimo, ecco.
Questo si'.


08 novembre 2003

Abbiamo acceso il camino.
E, con sorpresa, mi sono accorta che da qui lo vedo perfettamente.
Stasera si va di grigliata, con due cari amici.

Ero piccina quando avevo un camino in casa, non ricordavo quanto scaldasse.
Dentro e fuori.

Per pochi intimi...

Sveglia, deleto.

07 novembre 2003

Mi hai detto che sul lavoro sono una sicurezza. Non perdo mai la calma, faccio quel che deve essere fatto, macino chilometri sul filo del telefono, inarrestabile. Quel che si deve fare si fa.
Detto da te - per inciso - e' piu' che un complimento, un'ovazione da stadio.

E' cosi' che ieri ho affrontato i fornitori dell'altra societa'.
Sollecitato risposte fino all'ultimo minuto.
Oggi mi sono presentata alla riunione con i miei fogliolini e i fax e un sacco di euro-zeri risparmiati.
Sono riuscita a non prenderla come una questione personale e per un breve attimo mi sono sentita vincente.
E le parole taglienti del nostro futuro ex-socio mi hanno tirato fuori dallo stomaco un ringhio sordo:"E' di mio marito che stai parlando".

Non mi e' bastato. Non sono riuscita, non riesco - ora - a gestire il calo di adrenalina, il rimpianto per tutto il tempo buttato via [per non parlare dei soldi] come due bischeri.
Lo dicevo io per prima, oggi, che non si puo' convincere il mondo che tu hai ragione. E' fatica sprecata. Quello che conta e' sapere che hai agito nel giusto, come meglio potevi, seguendo i tuoi principi di onorabilita' e onesta'.

Ma sono solo parole. Quello che resta e' il groppo allo stomaco e la voglia di ficcare due dita negli occhi di un paio di bastardi che hanno incrociato la nostra strada e polverizzato la vita.

No, non sono dell'umore migliore in questi giorni.
Ma lotto, non mi lascio scivolare addosso la vita.
Odio con tutte le mie forze quelle confezioni in cui c'e' scritto per aprire tirare qui e immancabilmente ti resta in mano soltanto il triangolino.
Sono in ufficio. Devo stampare una decina di fatture e altrettanti solleciti, ma ho finito la carta.
Il mitico rag. R. che me la deve portare da una settimana continua a dimenticarsene.
Cosi' dal mio buchetto di ufficio chiamo Vale la segretaria e l'avverto che passo a prendere una risma delle sue.
"Ma sta piovendo! Ce l'hai l'ombrellino?"
"Piove? No, niente ombrello e niente cappuccio."
"Allora aspetta che trovo io qualcuno che te la porti"
Passano nemmeno cinque minuti e arriva un ragazzo dal magazzino (senza ombrello) che mi consegna una risma appena appena inumidita.
Ringrazio e comincio a stampare.
Dopo neanche due minuti dal piazzale sotto la pioggia il capo-magazzino mi chiama e chiede: "Patrizia! Ti hanno portato la carta?"
"Si'! Grazie!" urlo io da dietro la finestra.

"Ma guarda - penso - si son tutti preoccupati che io avessi la carta senza bagnarmi"
E mi commuovo.

Pensa te come son messa!

06 novembre 2003

Mamma urla.
Bimbo:"Che succede, mamma?"
Mamma:"Mi sono bruciata con l'olio"
Bimbo:"Ti sei bluciata?"
Mamma:"Si'!"
Bimbo:"Babbo, la mamma si e' bluciata, bisogna chiamare i pompieri!"

Mi sbagliavo

Non e' passata la buriana.
Ne' dentro ne' fuori. Il vento soffia sempre forte e scuote tutto fin dalle fondamenta.
Passaggio obbligato di questo cammino.
Succede.

Cito testualmente da ***
"E’ sempre salutare circondarsi solo di quelle cose e persone che abbiano una reale attinenza con la nostra vita presente."

05 novembre 2003

Siamo qui
perché non c'e' alcun rifugio
ove nasconderci da noi stessi
Fuggiremo
fino a quando
non sapremo incontrare noi stessi
negli occhi e nel cuore degli altri
Non avremo scampo dai nostri segreti
fino a quando non li condivideremo
Se temi di essere conosciuto
non conoscerai ne' te ne' gli altri
sarai solo
Siamo qui
per manifestarci a noi stessi nella luce
non come i giganti dei nostri sogni
non come i nani delle nostre paure
ma come esseri parte di un Tutto
col nostro contributo da offrire

04 novembre 2003

Va meglio

Mi sento di nuovo "centrata" su me stessa.
Ho preso una decisione.
Ritrovero' il pezzetto che manca.

Passata la buriana, e' tornata un po' di calma.

Al ritorno da scuola

"Mamma, oggi mi sono divertuto tantissimo!"

03 novembre 2003

A volte basta poco...

Un cencino appena inumidito et voila'!
Lo schermo del mio portatile e' diventato nuovamente nitido.

01 novembre 2003

Solo una breve considerazione.
A volte e' veramente dura essere rispettivamente nuora e sposa di M.me e Mr. Perfezione.
Vorrei il nome dei pubblicitari che han deciso che anche qui da noi si deve festeggiare Halloween.
Come non bastassero gia' le cagate di festa del papa', della mamma o S.Valentino.

Vabbe', a parte questo, stanotte alle dieci e mezza ha suonato una banda di ragazzi immagino per il solito dolcetto/scherzetto.
In quel momento esatto stavo tenendo la fronte di mio figlio in preda ai conati per sovraccarico di tosse.
Se non avesse fatto un freddo cane, mi sarei affacciata alla finestra per farglielo dare direttamente in testa da Gioele, il dolcetto.

Decisamente invecchiando non mi migliora il carattere.