28 giugno 2009

Domenica

Svegliata alle 8.50, preso caffè.
Tornata a letto alle 9.30, coccolato marmocchio, canetti e marito in ordine sparso fino alle 10.
Poi il buio.

Svegliata alle cinque, tuffata nell'afa pomeridiana per arraffare pappa cani e latte alla coop.
Tornata sudata fradicia, bevuto mezzo litro di the verde e fiondata sotto la doccia.

Indossato pigiamino canottiera/calzoncini a righe verdi, giusto per non scordare l'Iran anche quando son fuori da FB.

Ora si comincia a ragionare.

E ti pare questa l'ora di farsi un caffé?

Tempo fa ho stilato un elenco delle cose che mi fanno (stare) bene e di quelle che mi fanno (stare) male.
In teoria dovrei cercare di riempire una parte consistente delle mie 24 ore con le prime ed evitare le seconde.

Quando ero più giovane ed avevo una bella scorta di energie da parte sia fisiche che psichiche le ho buttate candidamente nel cesso per occuparmi di stronzate. Ho imparato ad abbozzare. Non sempre, ma più di quanto avrei voluto. Ho fatto buon viso a cattivo gioco e ne sto mal-sopportando le conseguenze.

Tant'è che non saprei dire ora in quale momento si sia spezzato l'incanto, ma sento che sto covando un vaffanculo fotonico.

26 giugno 2009

Senza titolo

You are not alone in loop per tre ore sistemando coscienziosamente i cubi colorati di bejeweled blitz. Non è stata una bella giornata oggi. No. Nonostante il lavaggio del cervello sono afflitta da una cercata e consapevole solitudine. Questo vuoto è devastante e quando ti piglia ti piglia non ci son cazzi. Almeno, per ora non trovo rimedi. Ci ho provato tutto il tempo ma son inciampata e ho perso la strada da qualche parte. Mi son leccata le ferite ma ora basta, rimonto in sella e vado avanti.
Chi mi ama mi segua.
No, per stanotte non salverò il mondo.

Rest in peace

Another day has gone
I'm still all alone
How could this be?

Ricaduta. Come si dirà in inglese? Lacrime e sogni confusi e rabbia.
Non è stato bello.

But I am here to stay.
Not alone.

23 giugno 2009

Futuro

Chissà chissà domani
su che cosa metteremo le mani
se si potrà contare ancora le onde del mare
e alzare la testa
non esser così seria, rimani

I russi, i russi gli americani
no lacrime non fermarti fino a domani
sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco

Dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani
si muoverà e potrà volare
nuoterà su una stella ...

Aspettiamo che ritorni la luce
di sentire una voce
aspettiamo senza avere paura, domani.

LD

18 giugno 2009

Prima vennero...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

B.Brecht

16 giugno 2009

Non vi distraete.

Articolo 21:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

10 giugno 2009

Diversità e integrazione

Firenze e Bologna distano un'ottantina di chilometri. Tre quarti d'ora in macchina ad esagerare. Eppure, nella vita di tutti i giorni tanto basta a scombussolarti un po'.

Una cosa a cui non mi sono ancora abituata, ad esempio, è questa: da che mondo è mondo a Bologna (ma anche a Ferrara, per dire) i negozi son chiusi il giovedì pomeriggio. A Firenze gli alimentari chiudono il mercoledì pomeriggio e tutti gli altri il lunedì mattina. Ogni volta che esco e vedo la cartoleria aperta resto basita per un secondo a chiedermi perchè invece il fruttivendolo sia chiuso.

Ecco... il fruttivendolo. A Firenze si chiama ortolano. E se a Bologna cerchi un posto dove vendano anche alcuni generi "no-food" tipo la carta da cucina o la carta igienica o qualche detersivo piuttosto che il pane e il prosciutto, vai dal droghiere. A Firenze ti guardano con circospezione e dopo aver sondato le tue intenzioni con qualche domanda buttata li' ti sparano un "aaaah! il pizzicagnolo!!". Che -mi raccomando- non è da confondersi col civaiolo: una sorta di droghiere specializzato in legumi, sementi, articoli da giardino.

Se a Bologna entri dal macellaio e chiedi una bistecca ti danno la fettina da fare in padella. Se lo fai a Firenze ti ammollano un chilo di carne alta tre dita. Se a Bologna chiedi le bracioline ti danno quelle di maiale, con l'osso. A Firenze invece ti danno... la fettina da fare in padella.

Per non parlare poi delle cose semplici semplici, come siamo noi massaie (ndt: casalinghe) tipo il lavello della cucina. Quello dove lavi i piatti e sotto cui riponi solitamente il secchio della spazzatura (ndt: il rusco) e i detersivi.
A Firenze no. Tanto per cominciare si chiama acquaio e sotto ci si tiene l'olio buono.

Tante piccoli sostanziali differenze per ottanta chilometri di distanza.
E poi ci meravigliamo se qualche imbecille rispedisce a casa (ndt: prigione) dei poveracci?

Eppure le cose più complesse si risolvono sempre nei modi più semplici.
Mio figlio va alla scuola pubblica e la classe è eterogenea. In tre anni di scuola (+3 di asilo) non l'ho MAI sentito appellare uno dei suoi compagni distinguendolo per nazionalità o colore della pelle.
Semmai mi chiede lumi sul significato dell'astenersi dal mangiare maiale per alcuni di loro e si pone dubbi su quale religione si senta lui di appartenere.

Ma questa è un'altra storia.

04 giugno 2009

Mettiamoci una pietra sopra

Il 5 maggio 2009 ho toccato il mio fondo.
A distanza di un mese sono sempre più convinta che ci si possa svegliare anche dal sonno più profondo. E così mi son data una regolata. Almeno ci sto provando. Mi sono definita in stand by, anche se è un'espressione che non rende appieno l'idea. Passo molto tempo ad osservare e ad ascoltare. A leggere. Ad entrare in contatto. A toccare con mano. Mi sono imposta di seguire una -seppur banalissima- routine quotidiana che via via che passa il tempo conto di arricchire con nuovi impegni.
Sono ancora in convalescenza, ci vorranno almeno altri due mesi di consolidamento perchè si possa parlare di "scampato pericolo". Per ora mi limito a non pretendere troppo da me stessa, a stare di più nel cuore che nella testa. Poi si vedrà. Passo dopo passo, giorno per giorno.
Al momento non posso permettermi di più. Organizzo il tempo di 24 ore in 24. Ed è già molto.
Nel frattempo ho deciso di ricominciare a scrivere.
Almeno per oggi.