Firenze e Bologna distano un'ottantina di chilometri. Tre quarti d'ora in macchina ad esagerare. Eppure, nella vita di tutti i giorni tanto basta a scombussolarti un po'.
Una cosa a cui non mi sono ancora abituata, ad esempio, è questa: da che mondo è mondo a Bologna (ma anche a Ferrara, per dire) i negozi son chiusi il giovedì pomeriggio. A Firenze gli alimentari chiudono il mercoledì pomeriggio e tutti gli altri il lunedì mattina. Ogni volta che esco e vedo la cartoleria aperta resto basita per un secondo a chiedermi perchè invece il fruttivendolo sia chiuso.
Ecco... il fruttivendolo. A Firenze si chiama ortolano. E se a Bologna cerchi un posto dove vendano anche alcuni generi "no-food" tipo la carta da cucina o la carta igienica o qualche detersivo piuttosto che il pane e il prosciutto, vai dal droghiere. A Firenze ti guardano con circospezione e dopo aver sondato le tue intenzioni con qualche domanda buttata li' ti sparano un "aaaah! il pizzicagnolo!!". Che -mi raccomando- non è da confondersi col civaiolo: una sorta di droghiere specializzato in legumi, sementi, articoli da giardino.
Se a Bologna entri dal macellaio e chiedi una bistecca ti danno la fettina da fare in padella. Se lo fai a Firenze ti ammollano un chilo di carne alta tre dita. Se a Bologna chiedi le bracioline ti danno quelle di maiale, con l'osso. A Firenze invece ti danno... la fettina da fare in padella.
Per non parlare poi delle cose semplici semplici, come siamo noi massaie (ndt: casalinghe) tipo il lavello della cucina. Quello dove lavi i piatti e sotto cui riponi solitamente il secchio della spazzatura (ndt: il rusco) e i detersivi.
A Firenze no. Tanto per cominciare si chiama acquaio e sotto ci si tiene l'olio buono.
Tante piccoli sostanziali differenze per ottanta chilometri di distanza.
E poi ci meravigliamo se qualche imbecille rispedisce a casa (ndt: prigione) dei poveracci?
Eppure le cose più complesse si risolvono sempre nei modi più semplici.
Mio figlio va alla scuola pubblica e la classe è eterogenea. In tre anni di scuola (+3 di asilo) non l'ho MAI sentito appellare uno dei suoi compagni distinguendolo per nazionalità o colore della pelle.
Semmai mi chiede lumi sul significato dell'astenersi dal mangiare maiale per alcuni di loro e si pone dubbi su quale religione si senta lui di appartenere.
Ma questa è un'altra storia.